Pubblichiamo la risposta di Massimo Ghini (fonte ApTI) all’articolo a firma di Luca Del Fra pubblicato sull’Unità del 2 aprile 2010. Ma prima una breve nota di redazione.
Una delegazione del Comitato Liberi Lavoratori aveva incontrato Luca Del Fra (non sconosciuto all’IMAIE in quanto membro della giuria del Premio Opera IMAIE nelle due prime edizioni) a seguito di un suo precedente articolo, pubblicato sull’Unità l’11 febbraio 2010, che attaccava inspiegabilmente i lavoratori dell’IMAIE, definendo “Singolare la scelta di salvare tutto il personale (…)” contenuta nel verbale di accordo delle OO.SS presentato al Mibac. Spiegammo al signor Del Fra che singolare non era la scelta di salvare tutto il personale ma piuttosto che un giornalista dell’Unità auspicasse il licenziamento del personale dipendente.
Ci fu un secondo incontro, da lui richiesto, ma capimmo subito che il giornalista cercava informazioni di cui non eravamo a conoscenza, generando in noi la sensazione che sapesse più di quanto volesse far intendere. Evidentemente aveva già i suoi informatori fidati.
L’Unità dovrebbe spiegare la propria linea editoriale a taluni collaboratori che sembrano scrivere senza meglio approfondire quanto mettono nero su bianco.
Infine è “singolare” anche il fatto che i due articoli sopra citati siano stati immediatamente pubblicati sul sito di Domenico Del Prete (www.aie77.info) e sul Blog di Artisti 7607 (http://artisti7607.blogspot.com), due realtà ampiamente “gemellate” per finalità e obiettivi.
Per quanto ci riguarda auspichiamo che Massimo Ghini abbia un ruolo determinante per la nascita del nuovo Istituto, in considerazione della trasparenza negli atti sempre dimostrata negli anni che lo hanno visto membro del C.d.A. IMAIE.
Concludendo, non possiamo che rimanere colpiti e sbalorditi da un’affermazione di Ghini, in risposta sempre a Del Fra, in relazione alla provenienza delle minacce telefoniche ricevute, affermazione che riportiamo testualmente: “… Grazie di non aver ben ricordato che a causa di tutto cio’ ho subito due orrende telefonate di minacce, le assicuro spiacevoli, fattemi con un cellulare di proprieta’ di una collaboratrice del suddetto Del Prete….Scoop! Lo so perche’ la polizia ha indagato”.
RISPOSTA DI MASSIMO GHINI A DEL FRA
Egr. LUCA dal FRA’
le scrivo in riferimento al suo articolo riguardante l’imaie apparso sull”Unità del 2 Aprile scorso . Mi permetto di farle notare una summa di imprecisioni e di espressioni di giudizio che meritano, a mio parere, qualche delucidazione. Scrivendo, peraltro, sulle pagine di un glorioso giornale che prosegue la sua battaglia politica e di informazione, contro il dilagare della barbarie giornalistica asservita al padrone e facile al dileggio e all’infamia. Pensando a tutto questo e ritrovarsi al centro del suo articolo, disegnato come un ambiguo individuo, dai loschi tratti piduisti (sperandola informata del termine da me usato) mi ha sconfortato, per non dire di peggio. Una considerazione che, devo riconoscere, condivido con lei e’ che “l’affaire” Imaie e’ un ginepraio di non facile spiegazione…
Proprio per questo ritengo che un giornalista dell’Unita’ abbia il dovere di raggiungere un grado di informazione tale, da potergli consentire di avvicinarsi il piu’ possibile al racconto della verita’. Credo invece che molto sia frutto, mi permetta, di informazioni ricevute da qualcuno, un informazione per cosi’ dire strumentale. Eh si perche’ ritrovarmi come unico nome citato, con tanto di considerazioni al limite, no ma che dico, decisamente offensive e’ stato per me ……be’ lascio a lei e alla sua intelligenza il seguito. Ma procediamo con ordine: Imaie e’ stata commissariata con una ordinanza prefettizzia a causa di denunce che riportavano il continuo malaffare regnante all’interno della gestione del medesimo che era attuata dai sig.ri.Domenico del Prete(cisl) Riccardo Zino, poi sotituito da Francesco Cisco(UIL) e da Otello Angeli (CGIL) che nella loro veste di rappresentanti dei tre soci fondatori (CGIL UIL CISL) hanno in tutti questi anni, con responsabilita’ diverse guidato la gestione dello stesso istituto. La mia partecipazione al consiglio di amministrazione nasce in quanto all’epoca (1998) segretario del SAI (sindacato attori italiani). Rimango all’interno del consiglio per alcuni anni guadagnandomi la disistima, se non proprio l’odio della maggioranza formatasi all’interno del consiglio e capitanata dal sig.Domenico del Prete. Tutto cio’ non e’ frutto della mia fantasia ma facilmente verificabile attraverso la lettura dei verbali del c.d.a. che, come ella sapra’ certamente sono pubblici, ed in questo momento sono al vaglio della magistratura. Tutto questo porto’ alla mia cacciata dal consiglio, fatto che ella conosce sicuramente, avvenuto piu’ di un anno prima dello scioglimento. Allontanamento ottenuto con un colpo di mano, riunendo il c.d.a in orari a me vietati dal lavoro e ottenendo, alla terza assenza ingiustificata, il mio dimissionamento. Come Ella potra’ verificare, in suddetti documenti, trovera’ che ufficialmente non ho partecipato a nessuna commissione delegata a profondere i soldi dell’articolo 7, proprio perche’ le mie accuse erano mirate a denunciare quel malaffare che e’ alla base dell’interesse della magistratura e che spero quanto prima colpisca i responsabili. Non ho mai preso finanziamenti ne segnalato progetti per questo, sempre resocontato sui verbali. Un tentativo attuato per infangarmi e’ stato da me prontamente respinto, mi riferisco al grottesco e sordido finanziamento operato nei confronti del film “Guido che sfido’ le brigate rosse” di G.Ferrara di cui sono protagonista. Esiste agli atti del cda la lettera del produttore che si impegna alla restituzione del denaro, lettera da me voluta per evitare in futuro strumentalizzazioni sicure. La denuncia continua e reiterata dello sperpero del denaro degli artisti, contratti milionari firmati per ricevere servizi mai realizzati, partecipazioni a comitati europei del diritto utili solo allo sperpero del denaro, gestione privatistica di tutto l’istituto a fini di vantaggio personale, conflitti di interesse che hanno coinvolto anche il presidente Vianello, omaggiato di un finanziamento di 50000 euro per manifestazione autocelebrante…….potrei continuare per ore, ma confido nella sua professionalita’ di rileggersi montagne di documenti inerenti alle faccende da me esposte.Tutto questo fa anche parte di una mia lunga deposizione rilasciata alla Guardia di Finanza. Le chiarisco, sono stato ascoltato perche’ piu’ volte mi ero lamentato in tv e sui giornali di non essere stato ascoltato dalla magistratura volendo mettere a disposizione tutte le mie informazioni. Cosi’ e’ stato. Parlando di oggi la informo, perche’ credo che lei non lo sia, che durante l’estate, essendo l’Imaie commissariata, c’e’ stato un tentativo operato dai tre soci fondatori di scrivere un nuovo regolamento fondativo, curato dall’avvocato Micciche’, cosi’ magari lo chiama e si informa. Detto tentativo da me sonoramente bocciato, prevedeva una “ripulitina” del vecchio regolamento, con intenti, uso suoi termini, gattopardeschi. Ci siamo attivati SAI e ApTI , che ritengo sappia cosa siano, per presentare un documento ufficiale al ministero per la scrittura insieme dello statuto della nuova Imaie, non piu’ sotto dettatura di nessuno. E’ chiaro che anche questo la solleciterei di verificarlo con il Ministero. Le spiego altro, il tesoretto fa certo gola a qualcuno, e lo sa a chi? A chi lo ha creato, provi a domandare a chi gestiva perche’ esiste quel tesoretto, provi a chiedere, mi perdononi se la sollecito forse offendendo il carattere deontologico della sua professione, se pagassimo esattamente tutto quanto resterebbe di quel Tesoretto!!!! Lo faccia mi creda e rimarra’ sbalordito.Mi avvio alla conclusione.Per quanto riguarda Imaie ho gia’ avuto modo di dichiarare che non ricopriro’ nessuna carica e che la mia missione per quanto mi riguarda la ritenevo conclusa. L’uso della mia affermazione sul coinvolgimento nella nuova Imaie e’ stato del tutto strumentale. Tengo poi a precisare che non mi sono dimesso da presidente del SAI, bensi’ ho ritenuto opportuno chiedere un ricambio allo scadere naturale del mandato. Dopo 10 anni mi vedevo un po’ come Kim Sung Il de noantri……Le confesso che la domanda retorica con la quale chiude il suo articolo e’ veramente offensiva, mai mi sarei aspettato di vedermi descritto cosi…sull”Unita’! Grazie di non aver ben ricordato che a causa di tutto cio’ ho subito due orrende telefonate di minaccie, le assicuro spiacevoli, fattemi con un cellulare di proprieta’ di una collaboratrice del suddetto Del prete….Scoop! Lo so perche’ la polizia ha indagato. Rifletta su questa parola indagato!!!!!!!! Sarebbe bastato telefonarmi e non procedere ad illazioni, giudizi e quantaltro figli solo della superficialita’ professionale che genera solo pasticci ed altro.
Con astio Massimo Ghini
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Mi auguro e auspico che il Presidente della Camera Gianfranco Fini, nel costituendo nuovo partito, colga l’opportunità, quando per fare politica si lasciavano le cariche. Finora non ha attinto alla copiosa casistica di Presidenti di Assemblea Legislativa che nel passato si sono spontaneamente dimessi per raggiunta incompatibilità. I precedenti sono quattro e riguardano personalità carismatiche: Giuseppe Saragat e Sandro Pertini che sarebbero successivamente diventati Capi dello Stato e due senatori a vita come Amintore Fanfani e Cesare Merzagora. Il primo caso risale ai primi giorni del 1947. L’11 gennaio a Palazzo Barberini si consuma la dolorosissima separazione all’interno del Partito Socialista guidato da Pietro Nenni. A guidare la scissione è Giuseppe Saragat, che sei mesi prima era stato eletto Presidente dell’Assemblea Costituente. Seguono Saragat nel P.S.L.I. 44 parlamentari (uno in più rispetto a quelli che oggi stanno con Fini, ma questa è soltanto una curiosità) e il primo annuncio dei Socialisti democratici è eloquente: usciamo dal governo De Gasperi, per “ dedicarci all’opera di riorganizzazione nel Paese”. In questo disimpegno dal Governo l’analogia con la vicenda – fli è palpabile, ma negli eventi successivi si smarrisce ogni paragone: il 6 febbraio, nell’aula di Montecitorio viene letta una lettera di Saragat: “ Rassegno le dimissioni da Presidente dell’Assemblea Costituente”. Una sobrietà eloquente, come se non fosse necessario spiegare. De Gasperi fa altrettanto: “ Non intendo interferire in una questione di esclusiva competenza dell’Assemblea”. Palmiro Togliatti: “ Per la signiorilita e l’imparzialità, le dimissioni vanno respinte”. L’Aula segue il consiglio ma Saragat terrà il punto. Una sequenza di altri tempi. Commenterà Leo Valiani: “ Quella di Saragat è stata una prova di idealismo pratico, ammirevole”. Il secondo caso si consuma 20 anni dopo e anche in questo caso si possono scorgere analogie con la vicenda finiana, ma per un altro verso. Nei primi giorni del 1967, il Presidente del Senato Cesare Merzagora, un laico eletto nelle liste della dc in un discorso esprime blande critiche sulle Regioni a statuto ordinario che stanno per prendere forma. Basta qualche sissurro critico nei suoi confronti, per indurre Merzagora a presentare le dimissioni, il 6 novembre del 1967. L’Aula del Senato le respinge, ma l’indomani merzagora le presenterà di nuovo. Irrevocabili. Per il terzo caso, bisogna aspettaren altri due anni. I socialisti di Nenni e Saragat (che nel 1966 si erano riunuiti dopo la scissione di Palazzo Barberini), tornano a dividersi. Sandro Pertini, che in precedenza era stato indicato alla Presidenza della Camera dai Socialisti uniti, il 7 luglio 1969 si presenta dimissionario davanti all’Aula. Un gesto apprezzatissimo, tuttti gli chiedono di restare e in anni nei quali i deputati missini erano tenuti a distanza da tutti anche alla buvette, persino il loro rappresentante, De Marzio, annuncia: “non abbiamo votato Pertini Presidente, ma per la sua coraggiosa imparzialità chiediamo che resti”. Pertini resterà. Ma dopo essersi formalmente dimesso. Quattro anni più tardi, è il 26 giugno 1973, l’ultimo precedente: il Presidente del Senato Amintore Fanfani, eletto Segretario della Democrazia Cristiana, presenta le sue “dimissioni irrevocabili”. E c’è poi il caso di Pietro Ingrao, che nel 1976, sale sullo scranno più alto di Montecitorio. E’ la prima volta per un Comunista, ma dopo tre anni di questa esperienza, Ingrao chiede ad Enrico Berlinguer di non tornare su quella poltrona, perché vuole sentirsi libero. Anche di fare politica. Una passione in prima persona alla quale, negli anni della Presidenza, aveva ovviamente rinunciato. Berlinguer capirà e alla Prsidenza della Camera andrà Nilde Iotti, anche lei attentissima a tenersi a distanza. Nella prima repubblica da destra a sinistra la forma era anche sostanza. Avanti a governare fino al 2013. Riforme, riforme.
Celso Vassalini.
Brescia 10 febbraio 2011.