Fonte: www.nuovoimaie.it
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha approvato l’atto costitutivo e lo statuto del Nuovo IMAIE, secondo quanto previsto e disciplinato dall’articolo 7 della Legge n. 100/10 “Disposizioni sull’Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori”. Di seguito i soggetti costituenti e il nuovo statuto.
Il Nuovo IMAIE è stato costituito da:
Artisti settore musicale:
Luis Enrique Bacalov, Claudio Baglioni, Massimo Di Cataldo, Marco Masini
Artisti settore audiovisivo:
Lino Banfi, Enzo De Caro, Andrea Roncato, Edoardo Siravo, Luca Zingaretti
Organizzazioni Sindacali chiamate ad assistere gli Artisti:
SLC-CGIL, FISTeL_CISL, UILCOM UIL, UGL-UGL Creativi
Rappresentanze di categoria chiamate ad assistere gli Artisti:
SAI (Sindacato Attori Italiano), FAI (Forum Artisti Interpreti), UNDA (Unione Nazionale degli Artisti)
Associazioni di settore chiamate ad assistere gli Artisti (con più di 200 artisti professionisti iscritti):
ANAD (Associazione nazionale attori doppiatori), ApTI (Associazione per il Teatro Italiano), NOTE LEGALI (Associazione italiana per lo studio e l’insegnamento del diritto della musica)
Presidente:
Avv. Andrea Micciché
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Vi invitiamo alla lettura, nel blog dell’ApTI della lettera aperta a Artisti7607 da parte dell’ApTI
http://perilteatroitaliano.blogspot.com/2010/11/lettera-aperta-artisti-7607-da-parte_09.html
Sono in Arte da 64 anni, ho alle spalle oltre 4.000 spettacoli teatrali come attore, autore, regista. direttore artistico, e 160 film come attore. Ho sempre dato spunti correttivi sugli errori dell’IMAIE, quindi non vedo come non possa far parte anch’io, come tale (e Socio), di certi Comitati interni. Anche per poter collaborare ad aggiustare molte cose che ancora – immagino – non sono state messe a posto. Potreste dirmi qualcosa in merito?
Grazie. Distinti saluti.
Verso il nuovo statuto dei lavori “Liberare il lavoro per liberare i lavori”. Viviamo in un momento storico caratterizzato dall’incertezza e della discontinuità. Oggi i lavori sono “tanti” ed è doveroso proteggere, oltre che i lavoratori dipendenti, anche quelli indipendenti caratterizzati da debolezza socio-economica. Confronto di discussione, che servirà a formulare ipotesi condivise di riforma del settore, mirando alla ripresa e a “produrre lavori di qualità”, non dimenticando mai l’obbiettivo primario quella che io chiamo “antropologia positiva” che vuol dire innanzitutto avere fiducia nella persona e nelle sue proiezioni relazionali, dalla famiglia alle imprese ai corpi intermedi, e nella sua attitudine a potenziare l’autonomia capacità dell’altro. L’esatto opposto di quell’antropologia non evoluta ex comunisti e, quindi, sulla malafidenza verso le persone che non la pensano come loro. Ereditiamo da loro uno stato pesante e invasivo che conosciamo e che vogliamo cambiare. La prima è quella relativa alla promozione del valore, anche economico, della vita dal concepimento alla morte naturale. Il riconoscimento, anche enpirico, della ricchezza e dell’unicità della persona consente di individuarne l’attitudine alla socialità. E ciò conduce ad assegnare alla famiglia e a tutti i corpi intermedi il giusto rilievo per la coesione della società. Ciò comporta la realizzazione diffusa della pratica del principio di sussidiarietà secondo il quale lo Stato, le amministrazioni pubbliche centrali e locali, operano per sollecitare il libero gioco delle aggregazioni sociali. E ancor più nelle nuove condizioni prodotte dalla crisi, la crescita deve essere sostenuta non tanto dalla leva della spesa pubblica quanto dalla vitalità delle persone, delle famiglie, delle imprese, e delle forme associative. Si tratta insomma, di stimolare una sorta di rivoluzione nella tradizione quale risultato di comportamenti istituzionali, politici e sociali coerenti con la visione di “meno Stato, più società”. E’ comunque la collaborazione tra governo e popolo, tra istituzioni e corpi intermedi, la fonte fondamentale dello sviluppo economico e civile del Paese. Liberare il lavoro significa esattamente liberare i lavori. Vale a dire, incoraggiare nelle imprese l’attidudine ad assumere e a produrre lavori di qualità. A cogliere ogni opportunità di crescita, ancorchè incerta. A realizzare attraverso il metodo della sussidiarietà orizzontale e verticale, e quindi il flessibile incontro tra le parti sociali nei luoghi più prossimi ai rapporti di lavoro, le condizioni per more jobs, better jobs. Il mio sogno che si arrivi presto ai fini del passaggio dallo Statuto dei lavoratori allo Statuto dei lavori, è capire l’idea ispiratrice. Vorrei che rivivesse lo Statuto dei lavoratori nella realtà che cambia. Una parte del nuovo Statuto, attinente ai diritti fondamentali della persona e del lavoro, deve restare ferma come norma inderogabile di Legge. UN’altra parte, attraverso la contrattazione collettiva, si adeguerà meglio alle diverse condizioni e situazioni, così da rendere più efficaci quelle tutele. Il vecchio Statuto, che pure quarant’anni fa il nostro Paese la visse come una grande conquista, è stato costruito per un’Italia che oggi non c’è più e per un’ economia fordista, della grande fabbrica e delle produzioni seriali. Oggi i lavori sono “tanti” ed è doveroso proteggere, oltre che i lavoratori dipendenti, anche quelli indipendenti caratterizzati da debolezza socio-economica.Quell’accordo rappresenta senza dubbio unam svolta, come a suo tempo avvenne per la scala mobile. Il referendum di giugno 2010, e quello di gennaio 2011, così come quello per l’accordo di S.Valentino del 1985, ha chiesto ai lavoratori di dare il proprio consenso a scelte difficili. E anche questa volta i lavoratori hanno scelto con lungimiranza. E segna una svolta nel metodo più che nei contenuti, che dipendono in larga misura dalle singole realtà aziendali locali. Ma il caso dei due referendum sono innovativi nel metodo e resterà come pietra miliare nelle relazioni industriali. Meno Stato più società. Come diceva il Prof. Marco Biagi, “ non c’è incentivo finanziario che possa compensare un disincentivo regolatorio da norme o da contratti”. Solo i lavoratori e le loro Organizzazioni possono determinare quella produttività che garantisce il ritorno dell’investimento.
Celso Vassalini.
Brescia gennaio 2011.